Il profilo storico della Cattedrale di Fabriano
Gli antichi storici locali collocano la prima fondazione della chiesa in età barbarica, addirittura tra il VI e l'VIII secolo, ad opera dei profughi scampati alla distruzione delle fiorenti città romane di Attidium e di Tuficum (gli odierni agglomerati di Attiggio e di Albacina), perpetrata dai Goti. Non si può certo escludere che quelle antiche popolazioni, attestandosi sulle rive del Giano e fondando i due contrapposti castelli di Castelvecchio e di Poggio, abbiano sùbito atteso alla ricostruzione delle loro chiese. Ma tale affermazione rischia di rimanere nel campo incerto, seppure fascinoso, della legenda, non solo per mancanza di prove sicure, bensì per il fondamento delle notizie storiche pertinenti alla fabbrica, che ne inquadrano il sorgente in tempi a noi più vicini.
Nel gennaio 1047, infatti, il nobile Rodolfo dei Corradi donava alla chiesa di S. Venanzo (che, si badi, stava erigendosi nel castello di Poggio: il documento relativo parla di una "ecclesia sancti Venantii que fabricatur in castro Podii") una casa da demolire. Si obbligava inoltre, vita natural durante, a fornire ai "presbiteri" un vitto a due moggi di grano ogni anno per la loro mensa comune. Oltre a questo benefattore, altri nobili e feudatari del luogo concorsero alla educazione del nuovo complesso architettonico, la cui vicenda iniziale risulta peraltro legata al volere e ai buoni uffici della Abbazia di San Vittore delle Chiuse e dello stesso vescovo di Camerino, cui faceva capo a quel tempo l'intera Diocesi.
La prima menzione sicura del Capitolo di S. Venanzo, formato agli inizi del priore e da pochi presbiteri, risale comunque al 1160. Un atto del 4 dicembre 1192 attesta l'esecuzione dei diritti sia del vescovo di Camerino che di un collegio arbitrale in rappresentanza del Comune. I diritti di questo collegio laico si estrinsecavano nel patronato sullo stesso Capitolo e sulla chiesa, e nella facoltà di eleggere il priore. Al vescovo, in pratica, non rimaneva che avallare le decisioni del Comune, fatto che provocò non pochi incidenti e annose controversie, sino a quando Paolo V, nel 1612, non mise a tacere ogni discordia avocando l'elezione del priore alla Sede centrale.
Una data di estrema importanza per lo sviluppo e la vita stessa della Cattedrale è quella del 1253, anno in cui il vescovo Guglielmo, esaudendo le pressanti richieste della cittadinanza, trasferiva in S. Venanzo il fonte battesimale dalla pieve di Attiggio, da cui sino allora avevano dipeso i catecumeni fabrianesi. "Così la Cattedrale diveniva erede legittima della plebania primitiva e acquistava di fronte alle chiese della città e del contado autorità e dignità di chiesa madre, sede del vicario del vescovo della Diocesi, col privilegio di messa solenne domenicale, cui erano tenuti ad assistere tutti rettori delle chiese nell'ambito delle mura cittadine" (R.Sassi).
La levatura della chiesa, da allora, crebbe enormemente, dando luogo alla nascita collaterale di vari enti di beneficenza e di istituzioni di pietà e di culto, quali la Confraternita del Sacramento, la Fraternità dei Disciplinati, un ospedale, la Corporazione degli Oblati, la Confraternita del Suffragio (nel XVII secolo), e altre ancora. La sua giurisdizione si allargò sino ad assoggettare via via gran parte delle chiese cittadine e del territorio, tra le quali, per importanza, si segnalano quelle di Santa Maria di Castelvecchio, Santa Maria dell'Appennino, Sant'Anna di Collamato, le parrocchie di Cancelli, San Donato e Paterno.
Grandi lavori di ampliamento si ebbero nel 1260 e ancora nel 1358-60, questi ultimi forse per l'impulso di Gioioso Chiavelli, che fu priore del Capitolo dal 1348 al 1356, anno in cui fu eletto vescovo di Camerino. A quegli anni risale la costruzione dell'abside e la sistemazione della tribuna, la cui struttura pare fosse articolata da cappelle radiali. Non è pertanto difficile immaginare la complessità architettonica e, soprattutto, la molteplicità degli interventi pittorici che dovettero succedersi su quelle pareti, vero banco di prova per la scuola pittorica locale.
Una testimonianza di questo trascorso splendore artistico resta la Cappella di S. Lorenzo, affrescata da Allegretto Nuzi.
Per tutta la seconda metà del trecento e i primissimi decenni del secolo successivo, la Cattedrale fabrianese dovette seguire parallelamente le fortunate vicende dei Chiavelli, che governarono la città portandola al suo massimo splendore economico e al più alto grado di fioritura artistica (si pensi allo stesso Gentile da Fabriano). Ma il 25 aprile 1435, giorno dell'Ascensione, la chiesa fu teatro di uno dei più efferati eccidi che la storia medievale ricordi. Tutti i maschi della famiglia Chiavelli presenti alla funzione, dal vecchio Tomaso ai fanciulli e agli infanti, furono trucidati sugli stalli del coro da un nugolo di cospiratori, forse sobillati da Francesco Sforza.
Sotto il successivo dominio di costui visse un decennio di "totalis desolatio", contrassegnato da lotte fratricide, soprusi e vessazioni, sin a quando, finalmente liberatasi da quel giogo opprimente, non fu chiamata al governo l'autorità papale.
Nel 1449 e nel '50 soggiornò in Fabriano, nello stesso Palazzo dei Chiavelli (che sorgeva sull'area occupata dell'odierno Palazzo Municipale), papa Niccolò V, con la sua corte di cardinali e di prelati. Stando alle cronache dell'epoca, egli officiò ripetutamente in S. Venanzo, raggiungendone il sagrato dopo aver attraversato un percorso di ricchi tappeti.
La presenza del pontefice contribuì a sedare le discordie interne, e la città parve ritrovare i termini di una civile convivenza tra fazioni. Ma agli inizi del '500 le lotte tra Ecclesiastici e Chiavelleschi ripresero più aspre e sanguinose di prima, la vita economica e culturale gradualmente si affievolì, sino a raggiungere negli ultimi decenni di quel secolo un tragico decadimento. La Cattedrale stessa, per conseguenza, visse le pagine più oscure della sua storia, si conoscono memorie che tracciano un quadro estremamente avvilente delle sue condizioni economiche e strutturali.
Una spinta risolutiva ai fini della sua rinascita si ebbe allo scadere del XVI secolo. Clemente VII, con Breve in data 14 febbraio 1595, dette al Capitolo regole meno rigide e monastiche, concesse la facoltà di sciogliere la vita comune dei canonici, ne fissò il numero, le distribuzioni giornaliere e, quanto al resto, rimise al Capitolo "di far quant'altro fosse sembrato espediente al bene della chiesa stessa".
Sull'impulso del rinnovamento controriformistico, fu decisa la ricostruzione totale della fabbrica. Già nel 1601 l'architetto urbinate Muzio Oddi aveva presentato un progetto per riadattamento della costruzione trecentesca, ma solo nel 1607 il Capitolo ne approva l'esecuzione. Come in precedenza accennato, un ulteriore fatto contribuì ad accelerare il processo di evoluzione che già scuoteva la vita cittadina: per decisione di Paolo V, nel 1612 Fabriano fu staccata dalla legazione della Marca, ebbe un proprio governo e un prelato direttamente dipendente dalla Santa Sede. Il conseguente svincolo dai molti intralci burocratici generò una progressiva, più intensa fase di rinnovamento, non solo di ordine economico, ma anche politico-sociale. In questi anni fiorenti la città assunse l'aspetto urbanistico e architettonico attuale, e altrettanto dicasi per l'aspetto strutturale di quasi tutte le sue chiese più importanti, da S. Benedetto a S. Caterina a S. Niccolò.
Va da sé anche la "Fabbrica di S.Venanzo" risentì dell'impulso derivato da questa mutata condizione storica. Nel 1613 i lavori erano ormai "in stato di avanzamento", e nel 1617 essi erano ultimati, come attesta l'epigrafe visibile al di sopra del portale maggiore, all'interno della chiesa.
Ma la decorazione pittorica dovette intraprendersi qualche anno addietro, ma appena ultimata la copertura della volta e delle cappelle laterali, se nel 1614 il maceratese Giuseppe Bastiani poteva condurre a compimento gli affreschi nei Cappelloni di S. Giovanni e del Sacramento. Il fatto tenderebbe indirettamente a confermare l'ipotesi dell'Emiliani relativa alla presenza di Orazio Gentileschi in Fabriano, molto probabilmente da registrare fra 1613 e il '17.
In quegli anni fervidi, dunque, la decorazione e l'arricchimento delle cappelle dovette avere il suo maggiore impulso, che proiettò la sua parabola sin quasi al termine del quarto decennio del secolo. In questo periodo, all'interno della Cattedrale fabrianese fu un intenso avvicendarsi di artisti tra i più noti e qualificati del tempo: Orazio Gentileschi e Giovan Francesco Guerrieri da Fossombrone, il Sordo da Urbino, Claudio Ridolfi, il Bastiani (e, stando alle antiche cronache, lo stesso Carlo Cignani) costituiscono la rosa di quella irripetuta parata di protagonisti che calcarono la ribalta fabrianese, scrivendo una pagina di cultura tra le più insigni del primo Seicento marchigiano. Soprattutto importante, sotto il profilo storico, la presenza del Geltileschi, giunto da Roma a diffondere, nel calibrato rigore della nuova ortodossia riformistica, il dettato di verità e di luce del Caravaggio. La sua attività ebbe ripercussioni notevoli sull'evoluzione della cultura figurativa marchigiana (Guerrieri, Lilli) e sulla stessa fioritura romagnola.
Fra il 1630 e il '40 si attese a ulteriori commissioni di abbellimento, e l'assetto artistico della fabbrica dovette così raggiungere il suo sembiante definitivo. La consacrazione avvenne nel 1663, ad opera del vescovo di Città di castello.
Gli eventi storici succedutisi nei secoli seguenti non portarono rilevanti alterazioni al complesso architettonico e al suo patrimonio culturale. Nel 1728, con la bolla Inscrutabili Aeterni, papa Benedetto XIII elevò Fabriano a città e diocesi, e la chiesa di S. Venanzo divenne cattedrale e residenza episcopale. Nel 1825 l'antico campanile, con due ordini di finestroni, dovette essere abbattuto per ragioni di stabilità. Al suo posto fu eretta la nuova torre campanaria, disegnata dall'architetto Ermogaste Bonfili, fabrianese. Il progetto che prevedeva un coronamento a cupola non fu mai realizzato.
Newsletter
Iscriviti per rimanere aggiornato sulle novità della Diocesi di Fabriano e Matelica
Anno Pastorale 2011 - 2012
"Educare alla vita come vocazione"
Agenda diocesana
-
31 Maggio 2012
Pensiero Eucaristico Quotidiano
"Solennità dell'Ascensione. San Bernardino da Siena, sacerdote"
Ascende il Signore tra canti di gioia.
Gesù è il Figlio di Dio che, asceso al cielo, siede alla destra del Padre e partecipa della sua signoria sulla storia. I discepoli sono posti sotto la sua benedizione; la missione che è stata loro affidata è il modo nuovo con cui il Signore si rende presente, perché egli opera con loro.
(p. Guglielmo Rota)
Da "Pensieri Eucaristici 2012"
Editrice Centro Eucaristico
Padri Sacramentini


.jpg)






